Lo sguardo è importante in una corretta pratica dello Yoga. L’attenzione ed i flussi del respiro sono strettamente connessi con la direzione degli occhi. In ogni postura e durante il movimento che intercorre tra una postura e l’altra c’è uno specifico punto dove guardare. Spesso lo sguardo è sulla punta del naso, tra le sopracciglia, all’ombelico, alle punta delle dita, ai piedi, davanti o di lato. Dopo qualche anno di pratica, lo sguardo dona equilibrio ed ha un effetto rilassante sul corpo e la mente (aprendo il canale dello Shushumna); in ogni caso all’inizio l’approccio con l’uso dello sguardo durante la pratica deve essere graduale per evitare l’insorgere di mal di testa.
 drishti
Lo sguardo corrisponde alla nostra direzione, allo scopo, l’energia va dove la mente guarda e lo sguardo è il senso più usato dalla mente.
Usare correttamente lo sguardo nella pratica non è secondario, ma è una parte integrante, senza di essa la pratica è incompleta, zoppicante.
 Cerchiamo di intenderci fin da subito, lo sguardo non significa vedere, ma puntare con l’intenzione, io posso praticare anche ad occhi chiusi e avere il drishti corretto.
Posso guardare verso l’ombelico con gli occhi chiusi.

Inoltre guardare verso spesso inganna, in molto posture non si vede il punto dove si guarda, ad esempio in adho mukha svanasana (il cane a faccia in giù) difficilmente si riesce a vedere l’ombelico e ugualmente in pashimottanasana, dove lo sguardo è agli alluci, i più flessibili non vedranno gli alluci.

 Queste sono le quattro versioni di pashimottanasana presenti nella pratica della prima serie di ashtanga vinyasa yoga secondo la tradizione di Pattabhi Jois. Come si può vedere e intuire anche dalla figura, quando si è abbastanza flessibili non si vedono gli alluci, per farlo bisognerebbe contrarre il collo all’indietro.

Lo sguardo è molto utile anche per il corretto allineamento, soprattutto del collo e di conseguenza della schiena.

Qui sotto riporto dei punti presi dal blog del centro ays (www.centroays.it) sul drishti:

Ci sono nove drishti nell’Ashtanga Yoga ed ognuno di loro svela un opportunità  di accedere ad una specifica realizzazione interiore:

1- Nāsāgre dṛṣṭi (punta del naso) =  aiuta a chiudere leggermente gli occhi così da limitare la stimolazione ottica ricevuta dall’ambiente esterno ed inoltre incoraggia il potere della vista ad essere direzionale più verso l’interno. Incrociare gli occhi per guardare la punta del naso fa incrociare leggermente il nervo ottico, apre il canale centrale del cervello (corpus callosum) ed armonizza in modo profondo l’attività di entrambi gli emisferi del cervello.

2- Bhrūmadhye dṛṣṭi (in mezzo alle sopracciglia o terzo occhio) = apre il terzo occhio (ajna chakra) ed incoraggia l’energia del kundalini a salire su verso l’alto attraverso la colonna vertebrale verso il centro della testa dove risiede il centro della conoscenza spirituale.

3- Nābhicakre dṛṣṭi (ombelico) = stimola il plesso solare (manipura chakra), aiuta a canalizzare l’energia della mente verso l’interno del corpo incoraggiando una leggera flessione della spina dorsale per attivare l’energia del kundalini.

4- Aṅguṣṭhamadhye dṛṣṭi  e Pādayoragre dṛṣṭi (pollice e alluce) = estende l’energia dell’asana verso il centro, stimola i meridiani dei pollici che tradizionalmente rappresentano l’agni, l’energia del fuoco. I pollici sono anche il simbolo della divinità cosmica e della connessione cosmica.

6- Hastagrahe dṛṣṭi (mano) = Proietta l’energia verso lo spazio esterno, dando al corpo fisico un senso di espansione oltre i limiti fisici. Questo drishti dona anche un senso di equilibrio alle asanas aiutandole a rimanere più stabili.7- Pārśva dṛṣṭi (orizzonte a sinistra) = concentra la mente verso il flusso delle energie più sottili nel corpo, aiuta a perfezionare la figura dell’asana stessa.

8&9- Ūrdhva dṛṣṭi / Antara dṛṣṭi (verso l’ alto) = aiuta a continuare il cammino del flusso energetico più verso l’alto permettendo all’agni – il fuoco generato interiormente-  di traversare i centri energetici del cervello raggiungendo il sahasrara chakra, risvegliando la coscienze cosmica spirituale.

Praticare il drishti è far fluire l’ attenzione dello sguardo,  permettendo l’unione all’ energia generata dalla postura stessa.

Lo sguardo deve essere fermo sul punto che la posizione richiede e allo stesso tempo sempre come “rivolto verso l’interno”, segno dell’ attitudine di ascolto tranquillo e disciplinato del sè interiore.

Il Drishti è, insieme ai muscoli del viso, lo specchio delle emozioni e dei processi mentali. Pensiamo agli aggettivi che attribuiamo spesso allo sguardo delle persone: distratto, concentrato, rilassato, assente, felice, ecc…, si può così facilmente intuire la potenzialità che si acquisisce controllandolo.

– Vento

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