Smile
Che cos’è il dolore?
Il dolore è una sensazione, un aspetto della nostra mente, infatti il dolore non ha una esistenza reale, ma è solo frutto di una particolare percezione mentale. Ecco perché la sua intensità e durata può variare non solo da persona a persona, ma anche nella stessa persona in momenti differenti, luoghi o condizioni differenti (mentali ed emotive). Lo stesso tipo di dolore può essere sentito in modo totalmente differente.

Ma in buona sostanza, anche sapere che il dolore è mentale che cosa ci cambia?

In realtà quando lo sentiamo lo temiamo e non vorremmo sentirlo. Infatti ad ogni dolore prendiamo qualcosa che lo faccia smettere o perlomeno che faccia smettere la nostra coscienza di percepirlo o che ci faccia distogliere l’attenzione da esso.

Ma il dolore è in realtà un amico, un messaggero che ci avverte, una parte di noi che ci cura. La strada che va alla consapevolezza, alla cura e anche alla felicità passa dal dolore, dalla sofferenza.
Ma senza andare troppo sul metafisico, nella nostra pratica di yoga potrebbe succedere che vengono fuori dolori, alle volte nuovi, inaspettati, intensi, fastidiosi, continui o intermittenti che ci fanno dubitare e ci demoralizzano rendendoci frustrati.
La questione è molto semplice: dopo aver passato una vita senza considerare certe parti del corpo, magari mangiando, bevendo e assumendo tossine varie senza alcuna considerazione del corpo, pensavamo di liberarci di tutto senza sentire nulla?

Io diffido sempre di chi mi propone “guarigioni” e disintossicazioni totali in tempi brevi e senza sentire nulla. Se il corpo è legato, se abbiamo assunto posture sbagliate ripetute quotidianamente negli anni, per correggere e riportare armonia nel corpo bisogna compiere sforzi. Come il bambino che impara a camminare, che con fatica cerca di alzarsi e cade, alle volte piange, si fa anche male, ma poi si rialza e riprova…
Il dolore insiste e persiste, perché noi gli diamo importanza, noi lo carichiamo di potere concedendogli la nostra energia mentale che lo carica e lo rinnova, invece dovremmo solo osservarlo, guardarlo con amore chiedendogli di darci il suo messaggio, perché è li per uno scopo, come ogni cosa anche lui ha uno scopo ben preciso e non è farci star male, ma darci un messaggio, è un messaggero dell’anima. Infatti i bambini inascoltati o con problemi emotivi, quando si fanno la “bua”, anche poco, invece frignano a più non posso e lamentano dolore a lungo, non perché sia reale, per loro è molto reale, il potere della loro convinzione (mentale) lo rende reale e lo sentono, appunto perché ci credono.
Chi ha sperimentato tecniche meditative come Vipassana, che consiglio a tutti come esperienza (in Italia) sa bene che il dolore ha un esistenza fittizia. Basta osservare i bambini che anche dopo grossi colpi, spesso non piangono nemmeno o gli passa subito se trattati con amore e senza eccessiva apprensione da parte dei genitori.

 Il dolore nella pratica arriva come un dono, una parte di noi bloccata vuole sboccarsi e allora ci invita a portare lì l’attenzione amorevole, a usare dolcezza, ma perseveranza per guarire e riportare armonia nella parte.
Come farlo? Ancora più semplice: RESPIRANDO.

È il respiro  che armonizza, che cura, che riporta equilibrio. Se respiro nella parte del corpo che mi fa male porto l’energia lì, la mia attenzione e il mio amore vanno dove c’è più bisogno di loro. Questo che dico, non sono fantasie mistiche, ma sono esperienze che ho vissuto.

Il dolore ha accompagnato la mia pratica da quando ho iniziato, spostandosi nel corpo, e aiutandomi a scoprirmi, sbloccarmi. Ancora adesso è una guida, che ho imparato ad ascoltare, senza temerla, ringraziandola dell’opportunità e trattandola con rispetto e attenzione. Alle volte il dolore frena la pratica, altre la porta indietro, altre ancora la interrompe, ogni cosa va accettata.

Non è obbligatorio sentire dolore, può darsi che non arrivi, se così è perché c’è nessun messaggio, perché siamo già in ascolto e stiamo procedendo nella giusta direzione.
Il dolore è un segnale che ci avverte di qualcosa, un cartello stradale, se ci si rimette in carreggiata si passa oltre il cartello…

Qui consiglio la visione del film o la lettura del libro: LA PROFEZIA DI CELESTINO.

Pattabhi Jois diceva che i dolori che vengono con la pratica passano con la pratica. Certo bisogna abbandonare l’idea della performance… Ma questo sarà argomento di un prossimo articolo…a presto cari yogi e yogini.

Il caro Pattabhi Jois diceva che nelle posture dove si hanno difficoltà o dolori particolari bisognerebbe stare fino a 25 respiri

Buona pratica…

NAMASTÈ

Lascia un commento