Che cos’è lo yoga?
 Lo yoga è l’unione del microcosmo col macrocosmo, del se personale col se universale, in altre parole l’unione con Dio; per chi non crede in Dio è l’unione con l’energia universale.
Chi è lo yogi o la yogini (donna yoga)?
Lo yogi è chi applica la disciplina, l’autodisciplina, lo sforzo, la forza di volontà, attraverso tecniche sviluppate nei millenni da persone che si sono autoosservate nei minimi dettagli scoprendo ogni dettaglio del corpo, della mente e dell’anima.
Lo yogi usa ogni strumento che ha per il suo scopo, quindi parte dall’uso della mente, del corpo e del respiro. sviluppando massimo controllo, concentrazione e determinazione.
Cos’è l’hatha yoga?
 Hatha significa “sole luna” è l’unione degli opposti, l’armonia nella dualità, la dualità che in realtà è unicità. L’hatha yoga è sforzo, un intenso sforzo che parte quindi dal corpo, per armonizzarlo, per ricreare l’Uno nel tempio dell’anima.
Per far ciò si passa attraverso quattro gradini, i primi 4 rami dell’ashtanga yoga di Patanjalim, cioè:
YAMA – NYAMA – ASANA – PRANAYAMA
 Yama e nyama sono i primi due gradini che danno la direzione, infatti uno sono le astensioni, cioè i comportamenti da tenere per l’evoluzione personale.
♦ YAMA:
Ahimsa – non violenza (intesa verso se stessi, anche il proprio corpo e verso gli altri),
Sathya – autenticità (l’essere sinceri, puri),
Asteya – rinuncia al possesso (non rubare, onestà, no cupidigia, no avidità…)
Bramacharya – moderazione e sobrietà (la sobrietà, purezza morale e sentimentale, atteggiamento spirituale nel sesso e la rinuncia della  ricerca di gloria, successo, dell’accumulo delle cose e all’adornamento del corpo),
 Aparigraha – non-attaccamento, assenza di avidità, astensione dalla bramosia del possedere, libertà dalle cose non necessarie.
Mentre il secondo gradino, sono le regole dell’autopurificazione,
♦ NYAMA:
Saucha – purezza interiore ed esteriore, pulizia, salute fisica, pulizia del pensiero, delle intenzioni , dell’abito che si indossa, della pelle e in generale del corpo,
ṣantoṣa – appagamento, felicità della mente, contentezza, l’accontentarsi, mantenere sempre un corretto sfondo emotivo, pacificazione: è il contrario della frustrazione,
Tapas – ardore nella ricerca, fervore nel lavoro, desiderio ardente di evoluzione umana,
Svadhyaya – ricerca interiore, studio di sé e del sé,
Ishvara Pranidhana – abbandono al divino, sentire che tutto ciò che esiste è impregnato della Coscienza Universale.
 Quindi queste sono le condizioni generali per fare yoga, l’impegno che lo yogi/yogini prende verso se stesso. Non tutte queste condizioni sono necessarie tutte e subito per fare yoga, ma bisogna aver chiaro che andrebbero raggiunte.
♦ Il terzo anga (ramo) è l’asana, le posizioni, posture. Questo è il ramo più conosciuto dello yoga, spesso gli occidentali lo associano a tutto lo yoga. Le asana rendono il corpo flessibile, aperto, sano, lo curano, lo armonizzano e lo mantengono giovane.
Fare le asana non è contorsionismo, ma è un’atteggiamento prima di tutto dove applicare aimsha, cioè la non violenza verso se stessi. L’asana è una preghiera è un’espressione di apertura del corpo è amore… è bellezza.
Non c’è un’asana perfetta, ma c’è un modo per fare le asana, cioè restando consapevoli del proprio corpo, del proprio centro. I tre aspetti dell’asana:- creare spazio (l’aspetto più importante)
allinearsi
rinforzare

Appena entriamo nella postura dobbiamo creare spazio, che non significa allungarci, ma cercare di espanderci in tutte le direzioni, rimanendo rilassati e usando in modo particolare il respiro e la consapevolezza corporea ci espandiamo, poi successivamente cerchiamo l’allineamento nella postura e una volta trovato possiamo rinforzare i muscoli che la postura attiva.

Col tempo e con la pratica quotidiana il corpo si scioglie e si rinforza, questo permette gradi di flessibilità e forza sempre maggiori e in alcuni casi porta a fare posizioni considerate impossibili. Nell’asana bisogna stare comodi e soprattutto nello yoga non c’è competizione né con gli altri né con se stessi, non ci sono risultati da raggiungere, ma solo esserci, essere presenti a se stessi e non essere pigri.
L’asana è da considerarsi una preghiera, lo sforzo di volontà e solo nel farla, ma poi pregare non richiede sforzi assurdi.

♦ Infine abbiamo il quarto anga, il pranayama, il controllo del fluido vitale, cioè del prana, l’energia che tutto permea che secondo gli yogi è il nostro primario nutrimento, l’energia che va girare la vita. il pranayama è il controllo del respiro attraverso particolari esercizi.

Gli altri quattro anga sono considerati come Raja yoga, lo yoga regale:

♦ Pratyahara – ritrazione dei sensi dagli stimoli esterni per rivolgerli all’interno di sé; porta ad essere equanimi.

♦ Dharana – concentrazione, focalizzazione su un unico oggetto.
♦ Dhyana – meditazione; la mente e l’oggetto di meditazione diventano un tutt’uno, chi medita non è conscio dell’azione di meditare, la mente è in uno stato di quiete e di ordine.

♦ Samadhi –beatitudine, contemplazione “enstasi”, unione dell’essere con la propria natura autentica.

Questi otto rami, l’alchimia dello yoga indiano, sono stati spiegati la prima volta da Patanjali negli yoga sutra, Patanjali è una figura che viene considerata il padre dello yoga.